Mediazione obbligatoria: novità e compromessi nella riforma dell’istituto

L’obbligatorietà della mediazione è stata reintrodotta con il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (poi convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98), dopo che la Consulta aveva bloccato un percorso che stava dando i suoi frutti. Frutti che, beninteso, non erano affatto quelli che i più ottimisti speravano di raccogliere, pur dovendosi smentire le improvvisate Cassandre che avevano pronosticato la morte della giustizia civile. E’ noto come in quella fase, divenuta sua malgrado, un periodo di «sperimentazione» dell’istituto, si sia assistito a qualche risultato incoraggiante. I dati ministeriali parlano chiaro: quando tutte le parti si presentano davanti ad un mediatore ci sono buone probabilità che la mediazione si concluda con una conciliazione.

Ben venga, quindi, la reintroduzione della obbligatorietà, che, come sottolineato in altre occasioni, non si pone affatto in contrasto con i princìpi costituzionali ed europei. Proprio il ripristino della «condizione di procedibilità» potrebbe contribuire all’affermazione dell’istituto. Del resto, è noto che la (corposa) decisione resa dalla Consulta (e incredibilmente anticipata da uno scarno «comunicato stampa») aveva bocciato le disposizioni in tema di obbligatorietà esclusivamente sulla base di un eccesso di delega da parte dell’Esecutivo, che nello scrivere il d.lgs. n. 28/2010 non si era attenuto al mandato espresso dalla legge n. 69/2009. Chiari inviti ad incentivare il ricorso alla mediazione ed al ripristino dell’istituto come «condizione di procedibilità» erano, peraltro, stati mossi dalle Istituzioni europee e dai vertici della Magistratura italiana.

Ma sarebbe un errore pensare che tutto ritornerà come prima.

Esistono profonde e significative novità, che probabilmente non sono ascrivibili alla migliore tecnica normativa, ma che costituiscono veri e propri «compromessi politici» tesi a evitare le proteste già viste all’esito del varo del d.lgs. n. 28/2010.

Una «mediazione» nella «mediazione», quindi? Probabilmente, sì.

Del resto, la storia d’Italia è ricca di compromessi, spesso frutto di scelte gravi e dolorose, finalizzati comunque al raggiungimento di un obiettivo importante. Il Risorgimento ci ha consegnato uno dei massimi esempi in tal senso: per ottenere l’unità della Nazione, Cavour si fece artefice della cessione della Savoia e della contea di Nizza ai cugini d’Oltralpe. Venendo alle sciagurate conseguenze della partecipazione di un’Italia in camicia nera (sul finale sbiancata con un po’ di varechina) al secondo conflitto mondiale, si concretizzò un’altra «mediazione» che pose fine alla «questione triestina»: per riportare la meravigliosa città giuliana in Italia, il nostro Governo firmò il Trattato di Osimo, con cui si abbandonavano al loro destino i connazionali di territori annessi alla Jugoslavia.

I paragoni potrebbero apparire un po’ azzardati.

Eppure, ispirandosi agli esempi del passato, il Governo Letta ha deciso di giungere ad un compromesso, dando ingresso alle voci che da tempo stavano cercando di delegittimare gli strumenti di ADR, con innesti non del tutto apprezzabili, ma sicuramente «utili» all’obiettivo. Si è, così, deciso di «sacrificare» la materia della responsabilità da circolazione di veicoli e di natanti (che, peraltro, appariva di difficile mediazione, per l’ostinato rifiuto di partecipare alle sedute da parte delle compagnie di assicurazione), per non dimostrarsi insensibili al «grido di dolore» levato dai Giudici di Pace. Inoltre, si è dato accesso di diritto all’esercizio della nuova professionalità agli avvocati, i cui rappresentanti lamentavano di essere stati trascurati dal d.lgs. n. 28/2010.

Peraltro, si è deciso di introdurre una norma in virtù della quale il verbale di accordo, per essere omologato e divenire titolo esecutivo, deve essere firmato da tutti gli avvocati che assistono le parti. Nulla quaestio circa l’opportunità “politica” della norma. Ma non dobbiamo dimenticare che la disposizione che consente di ottenere un titolo esecutivo è la trasposizione di quanto previsto dal Legislatore europeo nell’art. 6 della direttiva 2008/52/CE e che la novità potrebbe tradire lo spirito di tale fonte (seppur dedicata principalmente alle controversie transfrontaliere).

Se, da una parte, si rafforza la «mediazione delegata», dato che l’avvio del procedimento diviene condizione di procedibilità, dall’altro lascia perplessi la previsione di una competenza per territorio indicata da una norma generica e poco chiara.

La scelta dell’Esecutivo è stata quella di scommettere sull’istituto, soprattutto per far fronte ai ben noti problemi della giustizia nazionale. In sintesi, non si è forse valorizzato il senso dei «considerando» della direttiva 2008/52/CE, ma si è posto risalto alla funzione deflattiva che la mediazione dovrebbe svolgere (congiuntamente alle altre misure previste dal decreto, in cui si assiste al reclutamento di un numero di magistrati onorari sicuramente insufficiente), prevedendo peraltro che le norme entreranno in vigore decorsi trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (in spregio alla prassi tipica della decretazione d’urgenza).

Da un certo verso, le motivazioni che stanno alla base della decisione del Governo non sono del tutto condivisibili. Del resto, la direttiva comunitaria indicava nella mediazione uno strumento di «risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida», da valorizzare in quanto tale. Da un altro punto di vista, però, non si deve dimenticare che gli ostacoli all’esercizio del (pieno) diritto di accesso alla giustizia sono rappresentati da ben altri istituti, a partire dalle recenti riforme che hanno investito la materia delle impugnazioni civili. E’ evidente che sistemi che, come il nostro, contemplano un istituto come quello del «filtro» in appello dimostrano di non facilitare un approccio al mondo della giustizia, ma di comprimere sempre maggiormente il diritto riconosciuto dall’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ chiaro, quindi, che -in un contesto come questo- il procedimento di mediazione si pone come strumento particolarmente efficace, se si considera, peraltro, che lo stesso, grazie alla recente riforma, diventerà ancora più economico, con la previsione di un incontro preparatore i cui costi sono estremamente ridotti, che sembra essere perfettamente in linea con gli orientamenti espressi dalla Corte di Giustizia (sentenza del 18 marzo 2010, cause riunite C-317/08, 318/08, 319/08, 320/08).

Fonte: ALTALEX

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Onnovembre 20, 2013, posted in: Senza categoria by

Etilometro: conducente va avvisato della facoltà di nominare un avvocato

Tribunale Milano, sentenza 15.05.2013 

Il conducente ha diritto, prima di eseguire l’alcooltest, e non quando sia risultato positivo allo stesso, di essere avvisato della facoltà di nominare un difensore che lo assista durante le procedure di accertamento.

E’ quanto emerge dalla sentenza 15 maggio 2013 del Tribunale di Milano.

Il caso vedeva un conducente essere fermato da una pattuglia della polizia stradale e sottoposto ad esame alcolimetrico che dava esito positivo (art. 186 codice della strada). Solo dopo l’esecuzione dell’alcooltest, il conducente veniva avvisato della facoltà di nominare un difensore di fiducia che potesse assistere alle operazioni.

Secondo il Tribunale di Milano, l’accertamento mediante etilometro è da considerare come accertamento tecnico irripetibile, stante l’alterabilità, la modificabilità e la tendenza alla dispersione degli elementi che sono oggetto di analisi.

La presenza del difensore, al momento dell’accertamento, nel caso di specie, era da considerare obbligatoria, fin dal momento in cui il conducente era stato fermato posto che, come risultava anche dai verbali della P.G., già da quel momento era possibile desumere lo stato di alterazione del conducente.

Fonte: ALTALEX

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Onnovembre 20, 2013, posted in: Senza categoria by

Danno biologico di lieve entità: aggiornamento degli importi per l’anno 2013

Decreto Ministero Sviluppo economico 06.06.2013, G.U. 14.06.2013

 Aggiornati per l’anno 2013 gli importi relativi ai punti di invalidità ai fini del calcolo del danno biologico di lieve entità di cui all’art. 139 del Codice delle Assicurazioni (D.lgs. 209/2005).

I nuovi importi, approvati con il decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 6 giugno 2013, sono stati così aumentati (applicando la maggiorazione del 1,1%, pari alla variazione percentuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, relativo al mese di aprile 2013):

  • Euro 791,95 per quanto riguarda l’importo relativo al valore del primo punto di invalidità;
  • Euro 46,20 per quanto riguarda l’importo relativo ad ogni giorno di inabilità assoluta.

I nuovi importi si applicano dallo scorso 1° aprile 2013.

Fonte: ALTALEX

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Onnovembre 20, 2013, posted in: Senza categoria by

Danno biologico: le tabelle del Tribunale di Milano 2013

L’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano, a seguito della riunione del 6 marzo 2013, ha aggiornato i valori per la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona derivante da lesione alla integrità psico-fisica e dalla perdita-grave lesione del rapporto parentale.

Gli importi sono stati adeguati all’aumento del costo dela vita sulla base degli idici ISTAT nel periodo gennaio 2011 – gennaio 2013, con conseguente incremento del 5,6535% rispetto ai parametri precedentemente in vigore.

Le tabelle milanesi – edizione 2013, anche in considerazione del mutato orientamento giurisprudenziale della Corte di legittimità, prevedono la liquidazione congiunta del:

  • danno non patrimoniale conseguente a “lesione permanente dell’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale”, sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi ovvero peculiari;
  • danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di “dolore”, “sofferenza soggettiva”, in via di presunzione in riferimento ad un dato tipo dilesione.

Per il calcolo monetario devono essere applicati due diversi indici: i valori “medi” ed i valori che tengano conto della “personalizzazione”.

Per il risarcimento del danno non patrimoniale “temporaneo”, corrispondente ad un giorno di invalidità temporanea al 100%, è prevista una forbice monetaria compresa tra 96 e 144 Euro.

Aggiornata, infine, anche la tabella relativa al danno per la morte del congiunto, con l’inserimento dell’ipotesi del nonno a cui venga a mancare il nipote.

Fonte: Altalex

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Onnovembre 20, 2013, posted in: Senza categoria by

Danno esistenziale esiste, ma può esser incluso nel danno biologico

Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 04.06.2013 n° 14017

Con la sentenza n. 14017/2013 la Corte di Cassazione nel confermare la sentenza della Corte di Appello di Catania fornisce un altro importante contributo in tema di quantificazione e risarcimento del danno esistenziale.

Il caso è quello di un dipendente di una società soggetto a diverse sanzioni disciplinari e per ultimo a licenziamento per giusta causa per motivazioni che la Corte territoriale ritiene infondate per mancanza di idonei elementi probatori, di conseguenza l’organo giudiziario dichiara illegittimi tutti i provvedimenti della società.

Dal punto di vista risarcitorio la Corte d’Appello conferma la misura del risarcimento per l’illegittimo licenziamento determinata dal Tribunale in sei mensilità di retribuzione, tenuto conto della durata del rapporto di lavoro di oltre sei anni e delle dimensioni dell’impresa, di una certa consistenza, pur avendo meno di 16 dipendenti. Mentre avuto riferimento al mobbing ed ai relativi infondati provvedimenti disciplinari, la Corte territoriale esclude la possibilità di liquidare alcuna somma, in via autonoma, a titolo di danno esistenziale dovendo ritenersi tale danno già inserito nelle somme liquidate per danno non patrimoniale e, quindi, considerato che il dipendente aveva comunque sempre continuato a lavorare, determina il risarcimento in favore del lavoratore in una somma complessiva di Euro 21.255,00.

La Suprema Corte conferma la sentenza di 2° grado rigettando, quindi, sia il ricorso principale che quello incidentale.

In particolare, proprio in merito alla liquidazione del danno esistenziale, la Corte di Cassazione chiarisce che, nel caso di specie la Corte territoriale non ha inteso negare l’esistenza del danno esistenziale, sempre risarcibile alla stregua del disposto dell’art. 2043 c.c. violandosi un diritto della persona anche se la condotta offensiva non costituisce reato, ma lo ha inteso includere nel danno biologico applicando un criterio liquidativo complessivo ed equitativamente determinato (pari ad Euro 16,25 al giorno) che risulta aver tenuto conto anche dei criteri soggettivi, avendo fatto riferimento alla specifica posizione lavorativa del dipendente che non aveva cessato di lavorare dando così prova di aver conservato integra la maggior parte del proprio stato di salute.

La stessa Corte di Cassazione ritiene corretta anche la liquidazione degli accessori al danno liquidato globalmente fino alla sentenza, in quanto il giudice d’appello ha con una formula generale (rivalutazione monetaria ed interessi legali decorrenti dalla data della sentenza) indicato un criterio di quantificazione che lungi da intendersi come disapplicativo dei principi più volte, sul punto, ribaditi dalla giurisprudenza circa la decorrenza della rivalutazione monetaria dal verificarsi del fatto in caso di debito di valore quale quello in esame, deve, invece, leggersi come rispettoso di tali principi avendo la Corte manifestato di aver valutato il danno complessivamente determinato all’epoca della sentenza (i fatti si riferiscono invece agli anni 1997/1998) già comprensivo di detti accessori.

Fonte: ALTALEX

Clicca QUI per leggere la sentenza.

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Onnovembre 20, 2013, posted in: Senza categoria by

La casalinga va risarcita

Le compagnie continuano a non volerla risarcire, ma i Giudici continuano a non riconoscere, se provata, l’attività di casalinga che, pur non producendo un vero e proprio reddito, costituisce pur sempre un non indifferente vantaggio economico per la famiglia e per il soggetto leso.sentenza1.pdf 1.

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Onluglio 1, 2013, posted in: Senza categoria by

La tutela dell’animale domestico

L’uccisione dell’animale domestico (nel caso di specie, un cagnolino) è danno non patrimoniale risarcibile, rientrante nell’ordinaria prevedibilità. La tutela dell’animale di affezione deve ritenersi dotata di un valore sociale tale da elevarla al rango di diritto inviolabile.sentenza2.pdf

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Onluglio 1, 2013, posted in: Senza categoria by

Baraldi Group Italia: quando essere tutelati diventa un diritto

Lo storico brand dell’infortunistica conferma la leadership e inaugura la nuova sede di Villorba

“Assicurarsi è un dovere, essere tutelati è un diritto”, questo il motto del dott. Cesare Baraldi, fondatore di uno dei più noti marchi italiani nel settore dell’infortunistica che gestisce non solo la trattazione e risoluzione delle problematiche connesse agli incidenti stradali o nautici, ma anche quelle intervenute a seguito di infortuni sul luogo di lavoro oppure i casi di malasanità piuttosto che i danni derivanti da furto o incendio.
Una realtà che negli anni è divenuta un solido punto di riferimento nel territorio nazionale, confermando il suo strategico ruolo di interlocutore, coordinatore e conciliatore tra i vari soggetti coinvolti nei sinistri e le compagnie assicurative, mettendo in campo professionalità ed esperienza ai massimi livelli.

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Onluglio 1, 2013, posted in: Senza categoria by

La riforma della professione forense: un provvedimento iniquo e dannoso

Cesare Baraldi, titolare di Baraldi Group Italia, propone una revisione del disegno normativo con un incontro tra le parti coinvolte

E’ attualmente sottoposto alla Camera il disegno di legge che riguarda la riforma della professione forense. “Si tratta di una proposta che di fatto va ad individuare delle nuove competenze esclusive per gli avvocati e che eliminerà dal mondo del lavoro migliaia di giuristi, patrocinatori stragiudiziali e consulenti in infortunistica stradale”.
Interviene con parole forti il dott. Cesare Baraldi, titolare di Baraldi Group Italia (uno dei più noti brand di infortunistica), che attualmente è membro del collegio dei revisori dell’ANEIS (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale) e che ha iniziato la sua carriera dapprima come perito iscritto all’ISVAP (ruolo ricoperto ancor oggi), poi come liquidatore e, a soli trent’anni, ha rivestito il ruolo di funzionario in una primaria compagnia assicurativa.

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Onluglio 1, 2013, posted in: Senza categoria by